“Solo
l’umorismo stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose
più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di
massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e
geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone
della natura umana.”
Questa citazione
del celebre scrittore e poeta tedesco Hermann Hesse introduce, nel migliore dei
modi, lo studio proposto in questo lavoro di tesi sull’umorismo.
Si può
affermare che l’umorismo sia nato insieme all’essere umano: esso è espressione
del modo di percepire e di ridicolizzare la realtà, ciò che ci sta intorno, che
ci spaventa o che magari ci rattrista o ci irrita.
L’umorismo,
essendo legato all’uomo ma soprattutto alla cultura e alla lingua di cui si fa
portavoce, varia da nazione a nazione poiché dipendente da aspetti socio
culturali propri di uno specifico gruppo etnico; dunque rappresenta uno degli ostacoli
maggiori per un traduttore che dovrà trasporre espressioni umoristiche quasi da
“un mondo ad un altro”. Virginia Woolf affermò che “L’umorismo è la prima
qualità che va perduta in una lingua straniera”, e tale citazione ben riassume il
contenuto e lo scopo per cui è stata compiuta tale dissertazione.
Ma cos’è
l’umorismo? Cosa ci spinge a ridere? Quando si ride si ritorna bambini, ci si
dimentica dei problemi e delle difficoltà della vita che Schopenhauer afferma
essere un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli
fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.
Una
definizione di umorismo, la più semplice che si possa riportare è: qualcosa che
fa ridere o sorridere una persona, infatti il racconto umoristico è un testo
narrativo che vuole provocare nel lettore buonumore e divertimento; esso consiste
nell’ insieme della attività esercitate al fine di cercare, rivelare ed illustrare
una situazione comica...
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