mercoledì 30 ottobre 2013

INTRODUZIONE

“Solo l’umorismo stupenda invenzione di chi si vede troncata la vocazione alle cose più grandi, l’invenzione dei tipi quasi tragici, degli infelici dotati di massima intelligenza, soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana.”
Questa citazione del celebre scrittore e poeta tedesco Hermann Hesse introduce, nel migliore dei modi, lo studio proposto in questo lavoro di tesi sull’umorismo.
Si può affermare che l’umorismo sia nato insieme all’essere umano: esso è espressione del modo di percepire e di ridicolizzare la realtà, ciò che ci sta intorno, che ci spaventa o che magari ci rattrista o ci irrita.
L’umorismo, essendo legato all’uomo ma soprattutto alla cultura e alla lingua di cui si fa portavoce, varia da nazione a nazione poiché dipendente da aspetti socio culturali propri di uno specifico gruppo etnico; dunque rappresenta uno degli ostacoli maggiori per un traduttore che dovrà trasporre espressioni umoristiche quasi da “un mondo ad un altro”. Virginia Woolf affermò che “L’umorismo è la prima qualità che va perduta in una lingua straniera”, e tale citazione ben riassume il contenuto e lo scopo per cui è stata compiuta tale dissertazione.
Ma cos’è l’umorismo? Cosa ci spinge a ridere? Quando si ride si ritorna bambini, ci si dimentica dei problemi e delle difficoltà della vita che Schopenhauer afferma essere un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.
Una definizione di umorismo, la più semplice che si possa riportare è: qualcosa che fa ridere o sorridere una persona, infatti il racconto umoristico è un testo narrativo che vuole provocare nel lettore buonumore e divertimento; esso consiste nell’ insieme della attività esercitate al fine di cercare, rivelare ed illustrare una situazione comica...
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