mercoledì 6 novembre 2013

4. L' UMORISMO INTERCULTURALE: PERCHE' RIDERE E' GLOBALE

In questo nuovo capitolo verrà trattato ciò che di più interessante e affascinante può essere attribuito a questo studio, vale a dire il motivo per cui l’umorismo è difficilmente comprensibile tra persone di culture diverse.
Com’è ben risaputo è difficile che un tedesco rida ad una battuta fatta da un italiano, o che un inglese rida ad una battuta fatta da un francese e così via. Questo perché gli stimoli del riso cambiano da cultura a cultura.
Se sfogliassimo una qualsiasi enciclopedia, al lemma ‘comunicazione interculturale’ troveremmo tale definizione: “Una forma di dialogo tra culture diverse. A livello individuale essa offre la possibilità di arricchire il proprio bagaglio culturale attraverso la conoscenza di tradizioni, usi e costumi differenti da quelli della società in cui si vive abitualmente”.
Ciò che molto spesso può accadere è che si verifichi un fraintendimento che provoca il mancato raggiungimento dell’obiettivo comunicativo. Spesso i soggetti impegnati in una comunicazione interculturale non si accorgono di tale fraintendimento finché non incorrono in una mancata comprensione. Infatti ciò che Delia Chiaro afferma è che “il concetto di ciò di cui la gente trova divertente sembra circondato da barriere linguistiche, geografiche, socioculturali e personali.”
Affinché un interlocutore straniero possa recepire l’umorismo è necessario dunque, che questi possieda, oltre alle conoscenze grammaticali di base della lingua, senza le quali non riuscirebbe proprio a decodificare il messaggio, anche quelle socioculturali implicite nel testo umoristico.
Emanuele Banfi correttamente afferma che “ ciò che fa ridere a Londra o ad Atene, non necessariamente ha lo stesso esito a Parigi o a Milano; ciò che faceva ridere i nostri nonni a noi pare talvolta francamente peregrino: le coordinate socio-culturali entro cui si manifesta il comico, prima ancora della sua concreta realizzazione linguistica, ne segnano la tendenziale peculiarità localistica e temporale”...


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